Quando sono uscito dal cinema, quella che mi è rimasta è stata l’impressione di aver letto un romanzo. Un bel romanzo.
Certo la struttura di parte del film con la lettura delle lettere dei soldati, aiuta a percepire il film come un’opera letteraria oltre che cinematografica. Ma non pensiate che sia un film lento o cervellotico. La bellezza di questa meravigliosa pellicola diretta da Clint Eastwood è proprio l’essere riusciti a coniugare le differenti storie personali e dettagliate dei personaggi attraverso le lettere, con un film d’azione e di guerra. Tanto che quando si finisce di vederlo ci si chiede che cosa in realtà si sia visto.
Letters from I. J. fa parte di un progetto diviso in due parti, il cui scopo è rappresentare la battaglia di Iwo Jima sia da parte americana che giapponese. La prima parte (che il sottoscritto non ha ancora visto) si intitola Flag of our fathers ed è ovviamente vista dalla parte americana.
La storia brevemente è quella dei soldati giapponesi di stanza sulla piccola isola di Iwo Jima, uno scoglio in mezzo all’oceano, strategico per la futura vittoria sul Giappone. Da lì infatti i bombardieri americani avrebbero potuto bombardare Tokyo. Avrebbero potuto è il verbo esatto perché poi in effetti fu usato solo per una decina di missioni di scarso valore strategico. Sta di fatto che in questa roccia sul mare morirono quasi 50.000 uomini da ambo le parti, di cui 26.000 marines americani (crica 1/3 di tutti i morti del corpo dei marines nella II Guerra Mondiale).
Fu un macello.
Il Generale Kurybayashi, interpretato da uno splendido Ken Watanabe, aveva ricevuto il comando delle operazioni dell’isola. Avendo compreso immediatamente che gli americani avrebbero distrutto qualsiasi installamento di artiglieria nelle spiagge e nei promontori grazie alle navi e ai bombardieri, decise di fare una guerra sotterranea e di fermare il nemico il più possibile uccidendo il maggior numero di soldati. Sia Kurybaiashi che i suoi uomini sapevano che quella era una battaglia suicida e sarebbero morti pur di proteggere la madre patria. In effetti di 20.000 giapponesi ne sopravvissero 261. Fece costruire un labirinto di gallerie e cunicoli e postazioni di artiglieria sotto la roccia dei promontori. Si parla di oltre
La frase di apertura del film è emblematica:
-We are digging every day. - Dice uno dei giovani soldati protagonisti scrivendo una lettera alla moglie - Hanako, am I digging my own grave?- *
Ciò che è rappresentato non è un classico film di guerra. È qualcosa di unico, geniale e mai visto nella storia del cinema.
Per prima cosa la rappresentazione in positivo dei perdenti della II Guerra Mondiale è una rarità nella storia del cinema americano e occidentale. E finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di farlo. Una rappresentazione bella, delicata, accogliente di una cultura, quella giapponese dell’epoca, sì fascista e violenta ma allo stesso tempo eccitante ed emozionante nel racconto delle vicende dei singoli personaggi.
Milioni di sodlati mandati alla conquista del Pacifico con la convinzione che il proprio Impero del Sole fosse l’unica terra civilizzata e che gli altri popoli, compresi gli americani, non erano altro che selvaggi senza cuore né onore. Il fascismo giapponese la cui unica e prorompente emanazione era il Dio Imperatore Hirohito aveva costruito volontariamente i propri sudditi come macchine per uccidere tagliandoli fuori dal resto del mondo.
Ed è proprio una delle scene più commuoventi quella in cui, leggendo una lettera di una madre trovata sul corpo di un marine morto, i pochi superstiti di questa guerra atroce si rendono conto che il nemico è come loro. Anche le loro madri avevano usato le stesse parole d’amore e di conforto prima che partissero per la guerra.
Seconda cosa gli americani vengono visti come soldati, con tutti i difetti e le brutalità, e non come eroi. Una rarità nell'oceano di propaganda hollywoodiana. Chissà quando verranno rapprensentati i campi di concentramento americani per i giapponesi o la caccia alle streghe contro i gialli o nippo di quel periodo.
Per ultimo, vorrei dire che la scelta di lasciare la lingua originale giapponese con i sottotitoli in inglese è stata un’idea a dir poco geniale. Si entra veramente nello spirito di quei poveri soldati giapponesi. Inutile dire che voi in Italia vi vedrete una versione doppiata in italiano terribile e mozzata del 50% delle emozioni.
Non so proprio come potranno rendere le formule di cortesia lunghissime e taglienti o i toni di comando o di onore e orgoglio tipici dell’idioma nipponico. Mi spiace.
* "Stiamo scavando ogni giorno. Hanako, sto scavando la mia fossa?"
Andreotti e Pirinfarina hanno votato no l'altra settimana per la politica estera del Governo Prodi.
Ora dicono che voteranno SI per la fiducia al Governo nei cui punti (12 come gli Apostoli) c'e' il rifinanziamento delle missioni all'estero. Cioe' lo stesso.
Andreotti ha detto che votera' SI per il Governo Prodi perche' questa volta verranno tolti i DICO dal programma.
Allora io di certo non sono uno stupido e a me le cose paiono chiare e limpide.
Ad Andreotti non gliene fregava un ca@@o della missione in Afghanistan o della politica estera. Ha fatto cadere il Governo (lui e tutti gli altri ex-DC) semplicemente per far cadere le politiche che andavano contro il Vaticano.
E non ci vuole una mente eccelsa per capirlo.
Ha fatto fermare il treno, ha spostato qualche comunistello negli ultimi vagoni ma soprattutto ha fatto salire i suoi compagni di merende come Follini. Poi mercoledi' lo fara' ripartire. STOP and GO!
Il voto di mercoledi', ci scommetto la testa, dara' la fiducia a Prodi, per il semplice fatto che era nei piani di tutti gli ex-DC farlo cadere, rimpastarlo e farlo ripartire.
Il treno del Grande Centro e' in marcia e sara' difficile fermarlo.
Splendida Biancaneve. Sappiate che però nelle scene in cui sculaccia i nani sotto il costume c'è un negrone di 2 metri e 30. Avevano pochi soldi per gli effetti speciali. 
