Ieri abbiamo dato l'addio ad una ragazza italiana. Una piccola festicciola per una dottoranda che è stata qui per sei mesi e che oggi ripartiva in Italia, forse per sempre.
Non la conoscevo molto bene, forse l'ho vista cinque volte in tutto. Una ragazza molto simpatica e semplice che forse non vedrò più. Ho visto come è cambiato il suo modo di vedere l'estero in questi sei mesi ogni volta che la rivedevo. Un classico: il rifiuto iniziale, l'ambientazione graduale, poi il colpo di fulmine e l'innamoramento per tutto quello che ti circonda e poi, solo quando si sta per partire, le lacrime ti fanno capire che ormai è troppo tardi. Te le porterai a casa quelle lacrime. Ci costruirai sogni, ripensamenti, i ricordi ti accompagneranno in tutto quello che farai. Quell'avventura farà parte di te fisicamente e caratterialmente.
Qui all'estero, in queste vite sospese che facciamo senza radici fisse, in un limbo fatto di speranze, ingordigia del futuro e lacrime del passato, le persone vanno e vengono come falene intorno ad una luce la notte. Non sai mai chi entrerà nella tua vita, non sai mai quando se ne andrà dalla tua vita, a volte non sai neppure quanto lui/lei è stato importante per la tua vita se non dopo anni e dopo aver perso i contatti per poterlo/la ringraziare.
Certo è triste ma fa parte del gioco.
Abbiamo scelto di fare questa vita, anteponendo il viaggio alla stanzialità, il cambiamento all'immutabilità, la dinamicità alla fissità, in una parola le ali alle radici.
Di questa scelta ne raccogliamo i frutti ogni giorno ma ne paghiamo le conseguenze.
Una di queste è perdere persone intorno a noi e aumentare così la nostra cartella dei ricordi. Lì tutti in fila come files in un hard disk vedo le facce di tutti quelli che mi sono passati a fianco, sento ancora le loro voci, centinaia di sorrisi, migliaia di mani che sfiorano le mie, in un girone dantesco di morti ma ancora vivi. Io che divento il centro di questa folla dai mille idiomi e viva.
La gente stanziale pensa che siamo dei pazzi, che ci giriamo il mondo perchè non ci piace più la nostra casa, ma non hanno capito che siamo arrivati ad un punto del nostro viaggio nel quale non è più il mondo ad essere il protagonista ma solo noi gli attori: in poche parole è il mondo che ci gira intorno.
“Qui all'estero, in queste vite sospese che facciamo senza radici fisse, in un limbo fatto di speranze, ingordigia del futuro e lacrime del passato, le persone vanno e vengono come falene intorno ad una luce la notte. Non sai mai chi entrerà nella tua vita, non sai mai quando se ne andrà dalla tua vita, a volte non sai neppure quanto lui/lei è stato importante per la tua vita se non dopo anni e dopo aver perso i contatti per poterlo/la ringraziare.
Certo è triste ma fa parte del gioco.
Abbiamo scelto di fare questa vita, anteponendo il viaggio alla stanzialità, il cambiamento all'immutabilità, la dinamicità alla fissità, in una parola le ali alle radici."
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