Quante volte avrete sentito dire dagli amici che tornavano da Londra: "Oh questi inglesi sono proprio stronzi! Gli chiedi una cosa, fanno finta di non capire! Fanno i superiori e anche se provi a parlare con loro non si abbassano mai per cercare di capirti."
E' un classico intramontabile. Una leggenda difficile da sfatare.
Gli inglesi in realtà sono persone molto gentili, disponibili, altruiste con i passanti e soprattutto con gli stranieri. Spesso (forse non a Londra) addirittura si offrono volontariamente di aiutarti se ti vedono in difficoltà come turista.
Ma allora quale è il problema del contatto del terzo tipo tra un italiano ed un inglese? Cosa c'è che non va nel Totò che va a fermare un Mr Brown per strada?
Il problema non è l'inglese che non si sforza di capire, ma è nella lingua inglese stessa il nocciolo della questione.
Gli italiani sono abituati ad una lingua, la loro, in cui le vocali sono ben definite, le parole ben scandite, una pronuncia facile con poche eccezioni.
L'inglese invece è una lingua in cui la pronuncia delle vocali può avere sfumature che nell'economia della frase possono rendere il significato di quello che dite completamente diverso. Decine di parole hanno pronunce simili ma che se non espresse correttamente possono generare errori ed incomprensioni. La totale assenza poi nella lingua italiana di suoni come "h" davanti a vocale e "th" (dentale fricativa) possono portare ad errori grossolani ed in pratica spesso all'incomunicabilità. Per non parlare poi delle vocali lunghe. Chip, cheap, ship, sheep, fill, feel ecc che gli italiani pronunciano comunque come brevi.
E per dimostrarvi che questa non è un'attitudine data dal carattere della popolazione locale, vi posso dire che una volta che si metabolizza la lingua inglese, come nel caso di noi stranieri, pure noi abbiamo difficoltà a comprendere ciò che dicono gli italiani!
Un giorno ho incontrato una ragazza italiana appena arrivata a Bristol. Si presenta dicendo in inglese che studia all'istituto d'arte. Nella nostra compagnia italiana è raro incontrare ragazzi delle discipline artistiche. Allora le chiediamo che tipo di artista è: "Dipingi?" "Scolpisci?" "Sei l'unica non scienziata qui!"
Lei ci guarda malissimo, non capendo il senso di quelle domande. Pensiamo di aver fatto una brutta figura. Poi alla fine della serata parlando in italiano con lei scopro che invece studia all'istituto di cardiologia!!
Semplice: gli italiani non sanno pronunciare la "h" aspirata. Art e Heart. Il significato è cambiato completamente. Ma questo è niente e per farvelo capire vorrei farvi vedere questo divertente filmato che rende bene l'idea di quello che sto dicendo:
“Qui all'estero, in queste vite sospese che facciamo senza radici fisse, in un limbo fatto di speranze, ingordigia del futuro e lacrime del passato, le persone vanno e vengono come falene intorno ad una luce la notte. Non sai mai chi entrerà nella tua vita, non sai mai quando se ne andrà dalla tua vita, a volte non sai neppure quanto lui/lei è stato importante per la tua vita se non dopo anni e dopo aver perso i contatti per poterlo/la ringraziare.
Certo è triste ma fa parte del gioco.
Abbiamo scelto di fare questa vita, anteponendo il viaggio alla stanzialità, il cambiamento all'immutabilità, la dinamicità alla fissità, in una parola le ali alle radici."
Continua